comunicazione di servizio
per tutti i miei amici bloggers… non vi ho dimenticato.
per tutti i miei amici bloggers… non vi ho dimenticato.
…sempre, in ogni momento; quando sei con me, quando ci sentiamo al telefono, ora anche quando sogno di te…
quando perdi la tua testolina sulla mia spalla, e mi stringi forte come se fossi chissà quale dono prezioso (e invece il grande tesoro inestimabile sei tu); quando la mia fronte è appoggiata sulla tua, i nostri nasi premuti uno sull’altro, il mio respiro il tuo, e diventi rossa come una ragazzina alla prima cotta, e io trattengo a stento dolcissime lacrime; quando ti aggrappi a me come se fossi l’unico appiglio forte e sicuro; quando mi perdo nei tuoi occhioni teneri e smetto di parlare, con dipinto in volto il sorriso ebete di chi ha di fronte a se la “sua madonna”; quando nel più imbarazzato silenzio ci stringiamo forte, quando siamo una sola cosa di carne vivente, e le parole non servono più; quando io non parlo, e tu ancora provi a farlo, le lettere ti si chiudono in gola e stringi ancora più forte.
…quando mi cerchi, quando ti cerco, mai con un motivo, mai con un perchè che sia poco più che pretestuoso, tanto per sentire la mia voce, tanto per sentire la tua; quando sento i tuoi sorrisi senza nemmeno poterli vedere; quando con un solo sospiro mi mostri il tuo bisogno; quando con un silenzio ribadisco la mia presenza…
…questa notte ho sognato di te… strano, non mi capita quasi mai…
eri sola e un po’ persa, certamente stanca, seduta al mio tavolo, io ti guardavo sdraiato nella cuccia del mio giaciglio. ti guardavo mentre cercavi un po’ di tenerezza, e dolcemente cercavi di coccolare te stessa…
…allora alzandomi e cingendoti alla vita da dietro, con le mie labbra sul tuo collo, come amo fare, presi a sussurrare il mio alito nel tuo orecchio, giocando dolcemente sul tuo seno…
…svegliatomi, sentivo di aver bisogno di te come non mai, dovevo vederti, dovevo stringerti, e, come sempre, una volta ancora, come un mimo raccontarti tutto quello che provo solo con i gesti, senza le parole che, come sai, in quei momenti tanto mi mancano e tanto ti mancano… almeno, almeno ti dovevo sentire, dovevo sentirti parlare, sospirare e tacere…
…ed è stato allora che tu mi hai chiamato, mi hai cercato di nuovo e ancora…
…ciò che chiamiamo casualità non esiste… esiste solo qualcosa di più grande che ci fa tanta tanta paura, ma sono sicuro che insieme potremo affrontare qualsiasi cosa. ci credo. ci credo davvero.
buonanotte dolce creatura.
tanto per evitare di dover tradire un appuntamento così importante, eccomi stilare la “compilation del cornicione” dell’anno in corso con notevole anticipo rispetto al solito… perchè forse questo ha le carte in regola per essere un anno meno deprimente dei passati, perchè forse andrà tutto un pochino meglio. infatti quest’anno la compilation è molto meno pesante del solito. perchè se dio vuole (qualora ci sia – ne dubito -), quest’anno si va un pelo meglio. ma eccoci a noi:
compilation del cornicione 2007 :
- Green Day : “Wake me up when september ends”
- Mao : “La moglie del soldato”
- Counting Crows : “A murder of one”
- Faith No More : “Diggin’ the grave”
- Rolling Stones : “Paint it black”
- Tori Amos : “Cruel”
- John Lennon : “I’m losing you”
- Kiss : “Goin’ blind”
- Metallica : “The unforgiven”
- Radiohead : “Creep”
- Rush : “Nobody’s hero”
- The Police : “King of pain”
- Timoria : “Sole spento”
- Vinicio Capossela : “Camminante”
buon ascolto e una felice depressione a tutti.
sorseggio chianti troppo freddo.
umidore a mezz’aria come nebbia
sfoca il confine della realtà,
la seta del forse è interposta.
aria pungente di periferia fredda
ogni litro un pugnale di ghiaccio.
allento la briglia per un istante,
leggero mi perdo in lontane idee.
ai cuccioli metà di un sorriso.
deus ex machina di dissolutezza,
torno tra tuoni da grammofono
e saette grigie di cartapesta.
volto le spalle ai miei deisderi,
stanotte almeno mi saranno alieni.
risate fasulle, illusione di poco;
prepotente il pensiero ritorna.
scolpito in me.
oggi ho pianto. ho pianto un fiume di lacrime e non me ne vergogno. sono stato preda delle emozioni e dei ricordi. sarà perchè sento tanto freddo, sarà perchè per la prima volta ti sento distante, o forse solo perchè sento tanto il tuo male di vivere, lo sento come se fosse il mio, lo sento come un pugno che mi picchia dall’interno e fa scempio della mia anima come se fosse la tua… sarà, sarà, sarà… non me ne frega un cazzo del motivo.
ciò che mi fotte sono i ricordi… uno più di tutti, più di tutte le parole belle e importanti che ci siamo detti senza renderci conto, più di tutte le parole pesanti come pietre che ci siamo taciuti, più di ogni sorriso, più di ogni intimo momento di coccole e di sacro silenzio stretti come due bimbi. più di qualsiasi cosa.
lo ricordo come se fosse ieri… tu eri stanca e felice per ciò che avevi appena concluso, ancora un po’ persa ed incredula in una girandola di emozioni; incespicavi un po’ con quei tacchi alti che poco ti appartengono, incastrandoli nell’acciottolato dei vicoli pendenti di Spoleto, io ero sfatto per un viaggio pazzesco, vissuto tra traffico apocalittico, pioggia, buche, camionisti imbecilli e tanto desiderio di vederti e di starti accanto. chiacchieravamo euforici e gigioni (perchè in fondo era così bello e importante trovarsi lì in quel momento… perchè in quelle ore c’era tanto amore davero gratuito e disinteressato, qualcosa di sublime e mistico completamente distaccato da qualsiasi cosa terrena) quando quella bimba allegra e saltellante si intromise tra noi… la figlia di Michelle, quella bambina splendida… una bimba di colore così bella e dolce da sembrare uscita da un cartone animato, con quel viso così tondo, quei capelli crespi neri neri legati in due codini sopra il capo con un paio di fiocchetti rosa, e un sorriso grande come la sua innocenza. mi prese per mano, e sgranando gli occhioni mi disse con voce sottile ma sicura : “you’re fine, man”… ed aveva così ragione, non ero mai stato così “fine” in vita mia. cercò e trovò anche la tua mano, ed in quel momento mi voltai per guardarti. pochi, pochi metri ancora e saremmo arrivati al party, ma giuro, non avevo mai provato una cosa simile prima, se ci penso ancora sento vibrare tutto me stesso : io, tu, stringendo entrambi per mano quella piccola dolce creatura… non saprei nemmeno spiegarti con delle parole ciò che ho sentito in quell’attimo, in quei pochi minuti lunghi come un’eternità, che già allora mi diedero la misura di ciò che provo… io non so che cosa sarà, ho una paura immensa, per me questi giorni sono duri e bui, e sono certo che per te sono confusi e dolorosi, siamo due anime così ferite e tormentate, siamo soli in mezzo a una folla… vorrei stringerti forte, ma so che devo essere forte ed avere pazienza… ma è così difficile…
…stessa play list dell’anno scorso, la trovo molto adeguata anche quest’anno:
- no doubt “don’t speak”
- europe “carrie”
- radiohead “creep”
- marillion “kayleigh”
- counting crows “anna begins”
- john lennon “i’m losing you”
- audioslave “like a stone”
- black sabbath “changes”
- subsonica “tutti i miei sbagli”
- ozric tentacles “neurochasm”
- marvin gaye “heard it to the grapevine”
- placebo “every you & every me”
- skid row “wasted time”
- the police “king of pain”
- blue oyster cult “(don’t fear) the reaper”
- pfm “impressioni di settembre”
perchè sono così incasinato? perchè ce ne devono sempre essere più di una ogni volta? eppoi, perchestracazzo non riesco mai a spiegarmi? minchia che casino, si ricomincia con un nuovo bordello stratosferico… che pallllllle!!!! ma basta, eccheccazzo, le cerco con il proverbiale lanternino???
ufff… o è pazza lei o sono pazzo io… o tutt’e due…
dolce cadi nell’universo del mio male
estatica contempli ciò che più ti piace,
mentre vinco la scommessa più sleale,
cerco il controllo e mi compiaccio:
mantengo contegno, mi allontano un poco.
taccio tutto quello che è importante,
vile e vigliacco fingo disinteresse,
gioco da duro per grande terrore,
perchè ogni volta è stato dolore;
col deisderio la realtà impazzisce.
oracolo folle che nulla sa vedere,
mi butto a capofitto, di nuovo, ancora.
se di nuovo sarà polvere nella mia bocca,
se una volta in più mi sarò sbagliato,
voglio che sia tu il mio errore.
allora in te naufrago, insano e felice,
ebbro di dolcezza che non seppi vedere,
vagando a tentoni in grandi occhi teneri,
che cercano nel mondo qualcosa di speciale,
forse soltano qualcosa di sincero.
principe dei bugiardi e dei traditori,
pomposo mi ergo a monumento di lealtà,
versando sicurezza da una vuota cornucopia,
mentre dietro la maschera tremo codardo,
e annaspando disegno una carezza sul tuo viso.
“…ti sento perchè non ci sei. ti sento quando mi manchi, amore, quando mi sento solo, stupido e inutile. quando penso a quelle cose che non riesco a cancellare. quando mi illudo di poter ancora stringere le tue manine freddolose, quando penso al tuo sorriso. quando mi ricordo di quanto mi sentivo importante nel riuscire a farti ridere cancellando le tue lacrime (ma chi cancellerà le mie?). quando ripenso a quei momenti di magia, quando stavi abbracciata stretta e credevo che farti stare bene fosse la mia missione…
quando mi chiami, quando mi cerchi. quando devo negarmi a te, quando vorrei stringerti forte e dirti che tutto tornerà come prima, anzi, meglio di prima. (…ma non posso dirtelo, non posso nemmeno immaginare quello che neanche tu sai…).
quando mi illudo che no, tu non hai capito proprio niente; quando sono sicuro di aver sbagliato tutto. quando cerco di cancellarti, quando poi torni come uno spettro. quando mi manchi, mi manchi, mi manchi, mi manchi amore. quando prego un malvagio dio pagano di portarti da me. quando immagino di averti con me ancora per un solo, folle e doloroso minuto. quando ti sento soffrire e non ho la forza di fare nulla per te per non soffrire io stesso.
…quando…
quando ti amo…”
anche se so che è profondamente sbagliato, ci sono cose e persone che suscitano in me solo sentimenti di odio.
pensavo che col tempo, con il raggiungimento di una maggiore maturità, questi sentimenti sarebbero, se non scomparsi, almeno diminuiti fino ad un insignificante scoreggina nel mio cervello. invece, più passa il tempo, più questo odio totale e solo parzialmente giustificato cresce a dismisura.
…a volte vedo come una disgrazia l’essere nato e cresciuto in una famiglia di persone intelligenti, colte, sensibili e piene di amore (sia chiaro, non sto sputando su tutto quello che ho, sarebbe moralmente scorretto anche nei confronti di chi non ha avuto una fortuna così grande ed una famiglia così felice, oltre che palesemente falso), perchè ogni giorno di più mi sento circondato da gretta ignoranza, insensibilità, ottusa stupidità, ingratitudine e becerume di ogni sorta. dio solo sa (qualora esista, e ultimamente sto cominciando a dubitarne…) quante volte ripeto a me stesso che non dovrei comportarmi con superiorità, che è sbagliato guardare alcune persone dall’alto in basso, e che, in fondo, io non sono certo meglio di altri… ma che posso fare? vorrei solo un po’ di felicità, vorrei vivere sempre nell’amore, nella dolcezza, nella solidarietà… vorrei che mi tornasse un pochino di quello che cerco di dare alle persone… eppure ogni volta che tendo una mano, qualcuno è pronto a sputarci sopra, se non a morderla.
tutto questo non fa altro che avvilupparmi in un vortice di odio e rancore, che mi rende sempre più duro e cinico, creando una corazza blindata attorno ad un’anima che in realtà è sempre più triste, sempre più fredda, sempre più ripiegata su se stessa.
…mi sento freddo…
cazzo, sono un uomo adulto ormai da un bel pezzo… sono grande e forte, non voglio piangere più…
…eppure mi ci vorrebbe tanto poco… mi manca il calore di un abbraccio, un bacio sincero, un po’ di coccole… a me sembra tanto semplice, tanto banale, eppure pare che nella realtà non sia così…
…ho solo bisogno di tornare ad amare…